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Sotto il
profilo economico, l'Italia è stata, nel corso degli anni
seguenti il secondo conflitto mondiale, uno dei Paesi più
dinamici del Continente europeo trasformandosi, da Paese
agricolo in Paese prevalentemente industriale. Accanto
all'industria
si sono sviluppati enormemente i
servizi e le attività
terziarie in genere, tanto che oggi l'industria è
attorno al 30% delle forze occupate, l'agricoltura
al 10-11%, le altre attività al 60%.
Industria:
Nel mese di settembre 2004, sulla base degli elementi
finora disponibili, l'indice della produzione industriale
con base 2000=100 è risultato pari a 105,3 con un aumento
dello 0,8 per cento rispetto al mese di settembre 2003.
Nel confronto tra il periodo gennaio-settembre del 2004 ed
il corrispondente periodo del 2003, l’indice ha presentato
un incremento dell’1,5 per cento. L'indice della
produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato
in settembre un aumento tendenziale dello 0,8 per cento (i
giorni lavorativi sono stati 22 come in settembre 2003).
Nel periodo gennaio-settembre del 2004 l’indice ha
registrato una variazione positiva dello 0,2 per cento
rispetto al corrispondente periodo del 2003. L'indice
della produzione destagionalizzato è risultato pari a 97,3
con un aumento dello 0,5 per cento rispetto ad agosto
2004. (Istat)
Commercio: L’Istituto nazionale di statistica
comunica che nel mese di agosto 2004 l'indice generale del
valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio, con
base 2000=100, è risultato pari a 84,6 e ha registrato una
diminuzione dell’1,9 per cento rispetto allo stesso mese
dell’anno precedente. Le vendite di prodotti alimentari e
quelle di prodotti non alimentari hanno subito una
flessione rispettivamente del 3,4 per cento e dello 0,6
per cento. Per una migliore interpretazione delle
informazioni diffuse mediante il presente comunicato
occorre tenere presente che i dati si riferiscono al
valore corrente delle vendite e incorporano, quindi, la
dinamica sia delle quantità sia dei prezzi. Ad agosto 2004
l’indice destagionalizzato del valore del totale delle
vendite al dettaglio è risultato pari a 107,0, con una
diminuzione dello 0,1 per cento rispetto al precedente
mese di luglio.
L’indice destagionalizzato delle vendite di prodotti
alimentari è diminuito, in termini congiunturali, dello
0,3 per cento, mentre quello delle vendite di prodotti non
alimentari ha registrato una variazione congiunturale
nulla.(Istat)
Occupazione: Anche nel secondo trimestre del 2004 i
posti di lavoro sono aumentati 163.000 unità rispetto allo
stesso periodo del 2003. La crescita annua era risultata
ancora più decisa nel primo trimestre del 2004 (+ 230.000
unità). La tendenza positiva è dimostrata dal fatto che il
tasso di disoccupazione (8,1%) è il più basso dal 1992.
Buone notizie anche dal mezzogiorno: tra aprile e giugno
di quest'anno i senza lavoro sono calati del 10,2%.(Istat)
PIL:
Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel
terzo trimestre del 2004 il PIL, valutato ai prezzi del
1995 destagionalizzato e corretto per il diverso numero di
giorni lavorativi, è cresciuto dello 0,4 per cento
rispetto al trimestre precedente e dell’1,3 per cento
rispetto al terzo trimestre del 2003. Il risultato
congiunturale del PIL è la sintesi di un aumento del
valore aggiunto dei servizi e dell’agricoltura e di una
stazionarietà nell’industria. Il terzo trimestre del 2004
ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al
trimestre precedente ed una giornata in più rispetto al
terzo trimestre del 2003. Nel terzo trimestre il PIL è
cresciuto in termini congiunturali dello 0,9 per cento
negli Stati Uniti, dello 0,4 per cento nel Regno Unito e
dello 0,1 per cento in Germania. In termini tendenziali,
il PIL è cresciuto del 3,9 per cento negli Stati Uniti,
del 3,0 per cento nel Regno Unito e dell’1,3 per cento
della Germania. Secondo la prassi corrente, sono
comunicati i dati trimestrali revisionati a partire dal
primo trimestre 2002. La metodologia utilizzata per la
stima preliminare del PIL è analoga a quella seguita per
la stima completa dei conti trimestrali. La mancanza
totale o parziale di alcuni indicatori alla data della
stima preliminare comporta un maggiore ricorso a tecniche
statistiche di integrazione. Di conseguenza, le stime
preliminari trimestrali possono essere soggette a
revisioni di entità superiore rispetto alle stime
correnti, diffuse a 70 giorni dalla fine del trimestre.(Istat)
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